MALATTIE DEL CUORE

SINDROME CORONARICA CRONICA

Ti hanno detto che sei affetto da Sindrome Coronarica Cronica?

In precedenza, nota come Cardiopatia Ischemica Cronica, la Sindrome Coronarica Cronica è una condizione che ha generalmente una buona prognosi e che ti consentirà una buona qualità di vita. Probabilmente in passato hai avuto un infarto .o, come si dice adesso, una sindrome coronarica acuta, oppure sei stato sottoposto a una procedura di angioplastica . o di bypass , o più semplicemente soffri di angina pectoris (dolore al petto che compare quando fai uno sforzo o anche in condizioni di riposo): sono queste le condizioni che rientrano nella definizione di Sindrome Coronarica Cronica. In pratica, la quantità di sangue e di ossigeno che arriva al tuo cuore non è sempre sufficiente per permettergli di lavorare al meglio (il tuo cuore ha un problema di equilibrio tra richieste e apporto di ossigeno) a causa di una ostruzione più o meno severa delle arterie coronarie.
Nella Sindrome Coronarica Cronica i sintomi sono variabili o addirittura possono non essere presenti.

Quando all’aumento della attività del cuore non corrisponde un adeguato incremento del flusso attraverso i vasi coronarici, può presentarsi il dolore toracico (angina), ma a volte, specie nei diabetici o negli anziani, il dolore manca o ci possono essere sintomi non caratteristici, (dolore allo stomaco o addominale, dolore alla mandibola, affanno) o manifestazioni di malfunzionamento cardiaco come palpitazioni o sensazioni di rallentamento o mancanza del battito (disturbi del ritmo).
Nel vasto gruppo della Sindrome Coronarica Cronica vengono inclusi anche i pazienti che hanno già subito un intervento terapeutico di correzione delle alterazioni/ostruzioni dei vasi coronarici. Tale intervento può essere l’angioplastica coronarica, in cui i vasi malati vengono trattati mediante una dilatazione dell’area ostruita, ottenuta introducendo un piccolo catetere all’interno del vaso stesso attraverso una arteria periferica, o il by-pass aorto-coronarico in cui, dopo l’apertura chirurgica del torace, viene confezionato un nuovo sistema circolatorio che aggira le ostruzioni dei vasi coronarici mediante vasi arteriosi o venosi prelevati da altre parti dell’organismo per ripristinare il flusso di sangue diretto al muscolo cardiaco. Come già detto, la prognosi della Sindrome Coronarica Cronica è generalmente buona ed i pazienti possono condurre una normale vita lavorativa e sociale. In questo opuscolo troverai una serie di consigli che ti consentiranno di convivere al meglio con questa patologia: si tratta fondamentalmente di tenere sotto controllo i fattori di rischio, assumere regolarmente la terapia e sottoporti periodicamente, in base ai suggerimenti del tuo cardiologo, a visite e accertamenti.

Quali esami consigliare per controllare al meglio la tua situazione, in modo da ridurre il rischio di un nuovo infarto cardiaco o che compaia un’angina pectoris?

È certamente importante eseguire controlli periodici, anche in assenza di sintomi tipici. Ricorda, però, che sottoporsi arbitrariamente ad esami ripetuti e troppo ravvicinati può essere inutile o addirittura controproducente. È quindi importante che sia il tuo specialista di fiducia, in base alla situazione clinica, a scegliere l’esame più adeguato e quando praticarlo.

L’elettrocardiogramma e l’ecocardiogramma a riposo sono utili anche nelle fasi di stabilità, perché possono individuare eventuali cambiamenti che non si manifestano con sintomi specifici, e quindi ancor più infidi. L’elettrocardiogramma in particolare andrebbe praticato almeno una volta all’anno.

Un discorso diverso meritano i cosiddetti esami diagnostici provocativi, in cui, cioè, si fa effettuare al cuore un carico di lavoro extra per ricercare una eventuale ischemia da sforzo. In caso di ricomparsa di sintomi il cardiologo potrebbe consigliare di effettuare un elettrocardiogramma da sforzo o, nei casi indicati, un’ecografia o una scintigrafia miocardica da stress. Non è in genere utile praticare un elettrocardiogramma da sforzo o un test provocativo in assenza di sintomi o prima che siano trascorsi due anni da un infarto o dalla effettuazione di un’angioplastica.
In casi particolari, nei soggetti che per limitazioni fisiche non riescono a eseguire uno sforzo fisico sufficiente, questi test diagnostici possono essere praticati anche con uno stress farmacologico.

Qualsiasi test provocativo può comportare un piccolo rischio di eventi, che ti verranno ben illustrati prima di farlo. Considera, però, che in un ambiente protetto e con un’equipe esperta, il rischio sarà sicuramente minore rispetto ai benefici che ne scaturiranno in termini di diagnosi precoce e conseguenti scelte terapeutiche.

Nel paziente già sottoposto a procedure di rivascolarizzazione coronarica mediante angioplastica con impianto di stent o by-pass aortocoronarico, la coronarografia è indicata quando, nonostante una terapia farmacologica ottimale, si osserva una ricomparsa della angina da sforzo, soprattutto per sforzi di lieve e moderata entità, e si ha un ragionevole sospetto che ci possa essere un nuovo restringimento dei vasi da trattare con rivascolarizzazione. È indicato eseguire una coronarografia quando un test di ischemia non invasivo dimostra la presenza o la ricomparsa di estese aree di ischemia miocardica, o esami strumentali come l’ecocardiogramma e l’ECG holter delle 24 ore dimostrano una disfunzione ventricolare sinistra o aritmie ad alto rischio clinico. La coronarografia quindi, non solo consente di confermare la diagnosi, ma soprattutto di identificare e trattare, mediante angioplastica, i restringimenti (stenosi) dei vasi, sia precedentemente sani sia già trattati. In caso di impossibilità tecnica ad eseguire una angioplastica, potrà essere preso in considerazione un intervento di rivascolarizzazione cardiochirurgico mediante by-pass aortocoronarico.

Per ridurre al minimo la probabilità di un nuovo evento cardiovascolare sarà importante fare attenzione ad alcuni fattori, quali il fumo, un’alimentazione scorretta, l’inattività fisica, l’ipertensione arteriosa, il diabete, e/o l’ipercolesterolemia, che possono favorire il progredire dell’aterosclerosi.

In particolare, bisognerà fare attenzione a mantenere:

  1. I valori pressori al di sotto di 140/85 (tendenza ad ottenere valori ottimali fra 120 e 130mmHg)
  2. I valori di Colesterolo LDL al di sotto di 55 mg/dl
  3. I valori di Emoglobina glicata al di sotto di 7
  • Valori pressori elevati possono danneggiare progressivamente le arterie, con un aumentato rischio di eventi sia cardiaci che cerebrali. Per ridurli è fondamentale un ridotto apporto di sale. Cucina con poco sale, non aggiungerlo a tavola e ricorda che il sale è contenuto in grandi quantità in alcuni alimenti come formaggi ed insaccati, di cui va assolutamente limitato il consumo.
  • Il colesterolo LDL il cosiddetto colesterolo cattivo, deve essere mantenuto quanto più basso è possibile. Non bisogna preoccuparsi di un colesterolo LDL troppo basso. Un’alimentazione corretta, insieme ai farmaci, è in grado di portarlo nei limiti raccomandati.
  • Il diabete, caratterizzato da un eccesso di zuccheri nel sangue, è una malattia cardiovascolare. Il danno che elevati valori glicemici apportano al sistema cardiocircolatorio è tale da esporre il soggetto diabetico al rischio di nuovi eventi. Affidati al tuo medico curante per ottimizzare il controllo dei livelli glicemici, cosa che si può ottenere con un’alimentazione povera di zuccheri, una regolare attività fisica e l’utilizzo di farmaci.
  • Alimentazione: Nessun alimento è assolutamente vietato, ma vanno ridotti il consumo di burro e formaggi, uova, bevande gassate ed alcoliche, condimenti, carni rosse a vantaggio di quelle bianche, quali tacchino, pollo e coniglio. Vanno aumentati i consumi di alcuni alimenti protettivi, come frutta, verdura e pesce. Bisogna privilegiare la cottura al forno, alla griglia o al vapore, evitando le fritture. Non vi sono motivi per eliminare vino e caffè (evitando gli eccessi); un bicchiere di vino rosso ai pasti, anzi, viene considerato un utile antiossidante per le tue arterie.
  • Fumo: Non può esserci alcuna concessione al fumo. Riprendere a fumare anche con un numero di sigarette inferiore rispetto a prima, comporta un rischio raddoppiato di avere nuovi eventi rispetto a chi smette di fumare. Oggi si possono avere supporti sia farmacologici sia psicologici per aiutarti a non riprendere il fumo. Rivolgiti al tuo medico curante per avere tutte le informazioni in merito. E ricorda che smettere di fumare ti farà sentire subito meglio, riacquistando una buona capacità respiratoria e olfattiva, oltre a garantirti un notevole risparmio.
  • Attività fisica: 30 minuti al giorno per quattro-cinque volte la settimana, di camminata a passo veloce, come quello tenuto da chi è in ritardo a un appuntamento, di bicicletta o di cyclette ti faranno sentire meglio e al tempo stesso saranno uno straordinario aiuto all’azione svolta dai farmaci. I soggetti attivi da un punto di vista fisico raggiungono un più efficace controllo dei valori glicemici, lipidici e pressori e sono a più basso rischio di nuovi eventi cardiovascolari rispetto a chi è sedentario. Prima di riprendere l’attività fisica è opportuno sentire il parere del cardiologo, che prescriverà un programma di esercizi tagliato su misura.
  • Rapporti sessuali: non vi è alcun motivo per modificare l’attività sessuale: il consumo di energie durante un rapporto può essere tranquillamente sostenuto dal suo organismo.

Se eventualmente dovessero esserci problemi che impediscono un rapporto soddisfacente, parlane con tranquillità col tuo medico che saprà dare tutte le informazioni in merito ed eventualmente prescrivere alcuni farmaci che potranno aiutarti.

Facendo attenzione a questi brevi consigli non solo ridurrai il rischio di andare incontro a nuovi eventi cardiovascolari, ma ti sentirai sicuramente più in forma, raggiungendo una migliore qualità di vita.

Sia se tu sia stato sottoposto a un intervento di angioplastica o di bypass aortocoronarico, sia se questi interventi non sono stati necessari, ti verranno prescritti dei farmaci che servono a vari scopi:

  • a ridurre o eliminare i sintomi dell’angina, nel caso questi fossero presenti, nonostante l'intervento. I farmaci che riducono pressione arteriosa e/o frequenza cardiaca (come betabloccanti, ivabradina, calcioantagonisti, farmaci ad azione sul sistema renina-angiotensina) diminuiscono il lavoro del cuore e quindi il suo fabbisogno di ossigeno, mentre i vasodilatatori, come i nitrati, permettono un aumento del flusso di sangue e di ossigeno verso il cuore. La ranolazina, infine, ha effetti positivi sul metabolismo cardiaco.
  • a prevenire un infarto. Per questo sono impiegati l’acido acetilsalicilico, che può impedire l’eventuale formazione di coaguli che possono ostruire le coronarie (la stessa azione è svolta anche da altri farmaci come clopidogrel, prasugrel e ticagrelor, somministrati in alternativa o in associazione all’acido acetilsalicilico stesso, secondo le diverse condizioni cliniche), i betabloccanti, i farmaci ad azione sul sistema renina-angiotensina e gli ipocolesterolemizzanti (statine, ezetimibe, acido bempedoico e inibitori della PCSK9).
  • a rallentare o bloccare la crescita delle placche nelle coronarie, e stabilizzarle riducendo l'infiammazione e prevenendo la trombosi. La progressione della placca ateromasica in passato sembrava essere un processo irreversibile e inevitabile in rapporto alla presenza dei fattori di rischio o semplicemente all’aumento dell’età, ma alcuni studi, centrati sulla riduzione del colesterolo LDL e sul controllo dell’ipertensione arteriosa, hanno dimostrato che è possibile anche una regressione della placca aterosclerotica coronarica. Per ottenere questo effetto, la riduzione deve essere aggressiva, portando i livelli del colesterolo LDL sotto i 55 mg/dl e i valori pressori almeno sotto 130/80 mmHg, e inferiori a 140/80 mmHg nei soggetti di età maggiore di 70 anni.

Il trattamento farmacologico deve essere proposto dal cardiologo, in collaborazione col medico curante, secondo il profilo di rischio del paziente o la gravità dei segni clinici.
Non sospendere mai di tua iniziativa i farmaci che ti sono stati prescritti, ma consulta sempre il tuo medico. Un farmaco che non è assunto non può dare i benefici attesi.

Se seguirai regolarmente le terapie mediche prescritte, la probabilità di avere un infarto rimarrà bassa.

SINDROME CORONARICA CRONICA

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