MALATTIE DEL CUORE

ATTACCO CARDIACO

Ogni anno circa 160.000 italiani sono colpiti da attacco cardiaco; 40.000 di loro non sopravvivono, e di questi più della metà muoiono in modo improvviso, prima di poter raggiungere un ospedale, specialmente nelle prime due ore. Sebbene l’attacco cardiaco, o chiamato anche infarto, sia un evento pericoloso, se si conoscono i segni d’allarme dell'attacco, cosa fare e come farlo quando si presentano, è possibile salvare una vita magari anche la propria.

Il cuore è un muscolo che ha la funzione di pompare il sangue nelle arterie. Per contrarsi il cuore ha bisogno di ossigeno, che viene fornito con il sangue attraverso dei vasi arteriosi chiamati coronarie. 

Quando il flusso di sangue al cuore è fortemente ridotto o bloccato per la presenza di un restringimento o una occlusione delle coronarie, le fibre muscolari cardiache dapprima vanno incontro a sofferenza e successivamente vengono danneggiate in maniera irreversibile e muoiono. 

L’infarto è quindi la morte di una parte del muscolo cardiaco dovuta al blocco del flusso di sangue all’interno di una coronaria. 

Nel corso di un infarto approssimativamente muoiono 500 cellule cardiache ogni secondo! 

Il tessuto necrotico va poi incontro ad un processo di lenta cicatrizzazione.

Al momento di un attacco cardiaco si forma un coagulo (detto trombo) in una arteria del cuore che blocca il flusso di sangue nell'area del cuore sottostante. Il muscolo cardiaco coinvolto comincia a morire: è ciò che tecnicamente si chiama "infarto miocardico". Più tempo passa senza cure e maggiore è il danno. La parte del cuore che muore durante un attacco cardiaco non potrà riformarsi o essere riparata. Fortunatamente esistono farmaci che possono sciogliere il coagulo/trombo e procedure per riaprire l'arteria occlusa, come l'angioplastica (PTCA), che possono bloccare l'attacco cardiaco nel suo evolvere. Questi trattamenti tuttavia possono impedire o limitare il danno al cuore se sono utilizzati presto dopo la comparsa dei segni di attacco cardiaco. Più presto vengono iniziati e maggiore sarà il beneficio ottenuto, e maggiori anche le probabilità di una completa guarigione. Va sottolineato infatti che questi trattamenti mostrano la loro massima efficacia se realizzati entro la prima ora dall'inizio dei segni di attacco cardiaco. Il beneficio legato alla riapertura dell'arteria occlusa diminuisce ogni ora che passa dall'inizio dei segni all'inizio del trattamento.

La causa principale che determina l’occlusione della coronaria è l’aterosclerosi, cioè la formazione all’interno delle coronarie di accumuli di colesterolo circondati da cellule e fibrosi (placche di aterosclerosi). 

Questo processo, che inizia fin dall’età giovanile, progredisce nelle coronarie spesso in maniera del tutto asintomatica anche per lungo tempo. Quando la placca si accresce può comportare il restringimento del lume della arteria coronaria e ridurre il normale passaggio di sangue e quindi il normale apporto di nutrimento al muscolo cardiaco. In questi casi, specie in presenza di sforzi fisici, può presentarsi un dolore al petto (e/o al braccio), che può regredire con il riposo. Questo disturbo è detto angina ed è spesso un sintomo premonitore dell’infarto, anche se non è obbligatoriamente presente prima di un infarto. 

In alcuni casi può accadere che la placca aterosclerotica si rompa o si infiammi e sulla superficie si forma improvvisamente un coagulo (trombo) che occlude completamente il vaso sanguigno (cioè, l’arteria coronaria) impedendo del tutto l’apporto di sangue e nutrimento al muscolo cardiaco. In questo caso il dolore al petto sarà persistente ed intenso. È assolutamente necessario cercare aiuto il più presto possibile, chiamando il 112, poiché il vantaggio dei trattamenti è tanto maggiore quanto più questi sono precoci. Il colesterolo elevato è un fattore causa di sviluppo e progressione delle placche. Inoltre, la probabilità di formazione e crescita delle placche e di formazioni di coaguli all’interno del vaso dove è presente una placca aterosclerotica sono facilitati dalla presenza di alcuni “fattori di rischio” come:

  • il fumo
  • il diabete
  • elevati valori di pressione arteriosa
  • la sedentarietà
  • il sovrappeso
  • lo stress

La loro presenza espone i pazienti ad un maggior rischio di sviluppare una malattia aterosclerotica.
Per spiegare la differenza: il fattore di rischio è come la nebbia che aumenta il rischio di incidenti automobilistici, mentre la mancanza di olio è la causa del cattivo funzionamento dell’auto.

 

L'attacco cardiaco è ancora oggi il "killer" numero uno in Italia sia per i maschi che per le femmine. Nel maschio il rischio di attacco cardiaco aumenta significativamente dopo i 45 anni. Nella femmina l'attacco è più frequente negli anni successivi alla menopausa, e comunque di solito dopo i 50 anni. Tuttavia anche maschi e femmine più giovani possono andare incontro ad attacco cardiaco. Oltre all'età i fattori che aumentano il rischio di attacco cardiaco sono:

  • avere già avuto un attacco cardiaco o aver subito una procedura per ricanalizzare le arterie del cuore (coronarie);
  • una storia familiare di malattia coronaria precoce: avere cioè il padre o un fratello che ha sviluppato la malattia prima dei 55 anni, oppure avere la madre o una sorella che ha sviluppato la malattia prima dei 65 anni;
  • diabete mellito;
  • colesterolo nel sangue elevato;
  • pressione arteriosa alta;
  • fumare;
  • essere sovrappeso o obesi;
  • essere sedentari;

Molti pensano che un attacco cardiaco sia improvviso e drammatico, come viene solitamente rappresentato nei film, con una persona che ha una stretta dolorosa al petto e subito dopo cade inanimata. La verità è diversa: in molti casi l'attacco cardiaco esordisce con un senso di oppressione/disagio al centro del petto (torace). Qualcuno che avverte questo allarme può non rendersi subito conto di cosa sta accadendo. L'oppressione e altri segni possono anche andare e venire. Persino chi ha già avuto un attacco cardiaco può non riconoscere la situazione perché i segni non sono proprio gli stessi. Qui di seguito sono descritti i segni di allarme di un attacco cardiaco. É importante conoscerli, ma anche ricordare che pur se non si è certi che sia un attacco cardiaco è sicuramente opportuno verificare prontamente la situazione.

Dolore al torace: senso di forte oppressione, peso, costrizione dolorosa al centro del petto che dura alcuni minuti, può andare e venire o protrarsi nel tempo. 

Dolore in altre zone: il dolore può irradiarsi ad una o ad entrambe le braccia, alle spalle o al dorso, al collo, alla mandibola oppure allo stomaco. 

Fiato corto: spesso accompagna il dolore o può precederlo. 

Altri segni: sudorazione fredda, nausea, senso di stordimento o di svenimento, grave malessere. 

ATTENZIONE!! Non tutti i sintomi e segni si presentano in ogni caso di attacco cardiaco ed in modo contemporaneo. 

Sedi meno frequenti del dolore cardiaco

Figura A

In caso di comparsa di dolore toracico sospetto che persiste oltre 5 minuti occorre comunque chiamare il numero telefonico 112 e chiedere soccorso.


Il tempo è tutto. Chi avverte i segni di allarme di attacco cardiaco spesso tende a negare che la situazione sia seria e sceglie di aspettare e stare a vedere. Va sottolineato ancora che il tempo è molto importante, e quindi chiunque abbia questi segni di allarme necessita di una valutazione medica e nel caso di un trattamento tempestivo. Non si deve aspettare più di alcuni minuti - 5 minuti al massimo - prima di chiamare il 112. Sarà la centrale operativa del sistema di emergenza medica a valutare la situazione e a prendere la decisione più opportuna. Se necessario verrà inviata un'ambulanza che provvederà a trasportare la persona colpita da attacco cardiaco in ospedale il più rapidamente possibile.
Vi sono altri benefici legati all'intervento del 112 che vanno conosciuti:

  • il personale dell'ambulanza può avviare immediatamente, anche prima di arrivare in ospedale, il trattamento opportuno;
  • può accadere che il cuore cessi di battere (arresto cardiaco) durante un attacco cardiaco: il personale dell'ambulanza è addestrato ed ha i mezzi per intervenire e far ritornare a battere il cuore;
  • chi arriva mediante ambulanza tende a ricevere un trattamento più rapido all'arrivo al pronto soccorso dell'ospedale.

Nota: se per qualche ragione è impossibile far intervenire il 112 è bene trasportare la persona colpita da attacco cardiaco in ospedale. Non deve essere la vittima stessa a guidare a meno che non vi sia assolutamente altra scelta.

Il modo migliore per capire se i segni sono o no dovuti ad attacco cardiaco è quello di una tempestiva valutazione al pronto soccorso ospedaliero. In un attacco cardiaco ogni minuto che passa causa la morte/necrosi di parte del muscolo cardiaco. É possibile salvare una vita, magari la vostra, chiamando tempestivamente il 112: infatti l’intervento appropriato è facilitato se la vittima di attacco cardiaco giunge in ospedale senza ritardo. Non importa se alla fine risulterà essere un falso allarme.

É utile avere un piano per cosa fare e come farlo in caso di attacco cardiaco. É importante:

  • conoscere i segni di allarme di attacco cardiaco;
  • definire con il proprio medico il rischio personale di attacco cardiaco e cosa fare per renderlo minimo;
  • stabilire d'accordo con il proprio medico, i familiari, gli amici, i compagni di lavoro cosa va fatto in caso di comparsa di segni di allarme.

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